#132

La poesia ci salva sempre
anche se può ben valere una vita
in fin dei conti non costa nulla.

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#131

tu lo sai
che quando un uomo
incontra una donna
come te
non può fare finta 
di niente.
dicevi di avere
l’anima rotta
quanto il piede
e di non riuscire
bene a camminare.
cantavi per guarire
le tue ferite
nel sole
e per curare
tutto l’amore
che non soffocavi
nel cuore.
io non capisco molto
di questo mondo.
quello che conosco
l’ho imparato spesso
senza volerlo.
ma esiste soltanto
una cosa nella vita
a cui attribuisco senso:
la gioia di aver scoperto
un motivo nuovo
per essere grato,
la delicatezza di una mano
nella mano,
la sincerità di chi si rende
vulnerabile,
la felicità piena nel guardarti
sorridere,
lo stare dentro ai propri passi
con la leggerezza
dell’aquilone.

#130

Forse, magari un giorno
ci troveremo di nuovo seduti
vicini attorno allo stesso tavolo
senza avere nostro malgrado
nessuna intenzione specifica
ci raggiungeremo le mani
e riprenderemo sconnessi
trafugando risposte scomode
alle nostre ricerche di verità.
Non avevo avvertito al momento
come fosse la bellezza violenta
familiare quello che mi traducevi
in parole povere e omissioni.
Dovevi ad ogni quando confondermi
nel tuo vago svenire a placarmi.
Chissà cosa avremmo potuto
chissà dove saremmo mancati
dimenticandoci a vicenda la vita
reciproci nell’equivoco del tempo
che non abbiamo mai abbastanza
per il quale nemmeno più basta
dimettersi a disposizione
tentare di imporsi sui dati
ignorati del fato.

#129

Com’è e come ti viene
Non pensare ad altro
Perché perderemmo tutto
Gentile la bellezza non ci sceglie
Esattamente improvvisi
Prima ancora che già voglio
Assiepato ai tuoi sorrisi
Sempre fuori dagli schermi
Ad ogni mentre senza promesse
Scoprirsi adesso a piccole dosi
Sono quelle che mi osi
Si sorprende quando fugge
Spara forte alle maree
L’effetto notte delle crepe

#128

La matematica non è un’opinione. Se sei un pezzo di merda butti merda addosso agli altri. È giusto quello che sai fare, l’unica cosa che ti viene bene. Scherzi, cazzeggi con le persone. Scusa ma io la merda non la schiaccio, la schianto. La scanso e tiro dritto. Oltre di te. Oltre il presente, dentro al futuro che mi costruisco. Hai complessi di superiorità? Cazzi tuoi. L’umiltà non è mai stata una debolezza. Se pensi il contrario ti sbagli di grosso. È perché cerchi vendetta. Rivendichi riscatto da quel senso di nulla che ti rappresenta. Le parole sono pietre sante. Le parole sono il tramite attraverso il quale prende corpo il suono, la voce, un’idea, un’immagine. La mia poesia è emorragia, fuga di colore. Non puoi capire. Se sei senza alcuna abilità. Non c’è nessuna qualità nel tuo rancore, non pragmatico essere mediocre. Pronto a svendere tutto e tutti per un po’ di visibilità. Stai bene tu chiuso nella tua tribù. Io coltivo la mia rivolta nella comunità che abito, e nel dubbio che ogni volta mi resta dall’essere sicuro che ogni volta che dubito poi cerco una risposta. Certi grossi errori sanno come di presagio di grandezza, segnano la differenza, svelano qualcuno minuscolo ed enorme qualcun altro. Le scelte che faccio mi rendono l’uomo che mi ostino a crescere. Fanno di me un aspirante giusto in difesa dei principi che rispetto, della lungimiranza sul più debole che da te non mi aspetto. Fanno di te quello che sei: il vuoto caspico, meno della merda che sputo e mastico, ma non ti respiro, ti respingo e ti mando a fare in culo, da solo nella tua tristezza, meschino, in esilio nella tua ragione cinica. Sono altro da te. Sono un altro. Sono altro da me, sono diverso. Io non mi latito, colmo la distanza che ora agito. Io non mi latito. Provo riconoscenza e un rinnovato senso di appartenenza. Sono un altro. Sono un nuovo me. Sono di nuovo. Un altro. Di nuovo me. Di nuovo. Un altro. Me.

#127

Fortunato è l’uomo che ti stringi nuda attorno agli occhi, mentre ti guarda, quando raggiungi bene l’orgasmo.

Può dire forse di conoscerti sul serio.
Può forse dire di averti posseduta e sentita gemere.

Vista almeno una volta.

Dentro a quella verità prematura e per sempre emaciata, nel fragore per la timidezza della tua forza.

Tuo il mistero e tua è la vita.
L’ignoranza nostra.

#126

I sottintesi e i per scontato
sono pericolosi più delle parole,
perché con un nesso implicito
uno ci fa quello che vuole.

Attenti ai silenzi: valgono
più di quello che uno dice,
lasciano tracce altrettanto evidenti
ma dall’esterno meno interpretabili.

Il trucco? Parlare meno
e prestare più attenzione. Scrivere meglio,
leggere tutto. Prendersi sul serio
sempre, quasi mai.